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L'organo

L'organo è il più antico attribuibile all'Organaro della Regia Cappella di Napoli Giuseppe de Martino e realizzato tra il 1685 ed il 1689. La cassa "serliana" fu disegnata dal Regio Architetto Dionisio Làzzari richiamando la facciata di S. Maria del Faro a Napoli (1682), e fu mirabilmente dorata e intagliata da Francesco Paolo Sorrentino utilizzando legno di pioppo.

L'organo è stato un autentico "rebus" per molti anni. Le cantorie dovevano accogliere ciascuna un Organo formando così l'anello di congiunzione architettonico fra navata e coro. Un'inaspettata crisi economica costrinse a usare il legno invece del marmo e a rinunciare al secondo organo.

L'organo ha una tastiera di 48 tasti, una pedaliera di 11 tasti e si compone di 7 registri:

  • Principale [8']
  • Ottava
  • Decimaquinta
  • Decimanona
  • Vigesimaseconda
  • Vigesimasesta
  • Vigesimanona

Non possiede né Flauti né Voce Umana (onnipresente negli organi napoletani settecenteschi ma, rarissima in quelli precedenti). Forse ebbe anche una o 2 zampogne, ma non ne resta traccia; i Contrabbassi risalgono al 1859.

La caratteristica peculiare di questo strumento è la prima ottava "cromatica stesa" (senza primo Do#, quindi la tastiera ha 48 tasti), in conformità ai dettami del Maestro della Regia Cappella di Napoli, all'epoca Alessandro Scarlatti. Infatti è noto che fu da lui molto apprezzato (Gaeta era porto e fortezza di frontiera del Regno di Napoli, tappa obbligata per tutti i viaggiatori dell'epoca): molte sue composizioni necessitano di questo strumento, le cui caratteristiche (all'epoca e nel Napoletano) erano molto rare. Si narra con fondata verosimiglianza che il Maestro ideò su questo strumento la sua celebre "Toccata del Primo Tono" con le meravigliose Variazioni su "La Folia di Spagna". Non è un caso che egli prescrisse (nell'edizione a stampa del 1723) la necessità dell' "ottava cromatica stesa", caratteristica che l'organo di Gaeta possiede sin dall'origine.

La Storia fu all'inizio molto generosa per questo strumento, che nel '700 fu tenuto in perfetto stato e suonato da organisti di Napoli e Gaeta; Francesc'Antonio Marenna lo suonò in onore di Re Carlo III di Borbone e della regina Maria Amalia che, com'è noto, "consumarono le proprie nozze" (celebrate per procura alcuni mesi prima) a Gaeta, recandosi ad ascoltare le Sacre Funzioni, tra la folla, in questa chiesa.

Il periodo d'oro finì con l'invasione napoleonica, che ridusse in miseria l'istituto e fece sciogliere la Cappella Musicale licenziando l'ultimo organista (Martino Marenna). La prima riparazione dell'organo avvenne perciò nel 1840 (l'organaro polacco Francesco Zukowski da Poznan sostituì i mantici e aggiunse la pedaliera, non presente in origine; c'è il cartiglio autografo sulla "tavola di riduzione") ed in tale stato fu suonato più volte in onore di Papa Pio IX durante il suo volontario esilio (1848-49), soprattutto per la festa dell'Annunciazione, domenica 25 marzo 1849, con solenne messa cui partecipò la Famiglia Reale di Napoli e tutti gli Ambasciatori Europei.

Nel 1859 l'organaro ciociaro Pietro di Benedetto Saracini da Alvito aggiunse le canne dei Contrabbassi (risulta dai documenti d'Archivio). In tale situazione suonò mestamente l'Inno di Paisiello per salutare re Francesco II e la regina Maria Sofia durante l'assedio e la loro partenza dopo la resa di Gaeta (13 febbraio 1861). Tornata la pace, suonò per il "Te Deum" per l'Unità d'Italia e cadde nel dimenticatoio fino al 1904, quando fu riparato dall'organaro locale Francesco Iorio.

Nel 1927 fu rimosso incautamente e portato nel ricordato "Coro delle Orfanelle" (da Paolo Padula di Grassano; c'è il cartiglio autografo nell'organo); la cella organaria fu chiusa da una paretina di mattoni forati; sono tuttora visibili sui muri soprastanti i rappezzi nei punti dove era ancorata la cassa dell'Organo (senza più sostegni, si è poi deformata). Per oltre 50 anni è scomparso non solo dalla parete della chiesa (rompendo l'anello fra navata e coro, già debole per assenza storica dell'organo destro), ma dagli occhi e dalla memoria.

Nel 1980 si decise di spostarlo ancora. Fu rimosso dal Coro delle Orfanelle e collocato sotto la cantoria sinistra. Lo strumento, dopo un lungo abbandono, è stato restaurato nel 2009 da Alessandro Girotto e ricollocato sulla sua originaria posizione.